20 - 29 novembre 2015

Still Life (2013)

Il bullismo omofobico, la discriminazione, il mobbing psicologico che spinge all’auto annientamento, sono i temi di Still Life. Un contributo di ricci/forte, l’ensemble più dirompenti della scena teatrale contemporanea, per combattere la discriminazione identitaria, un “omaggio” per ricordare l’adolescente romano, uno dei tantissimi, che si è tolto la vita impiccandosi con la sua sciarpa rosa. Una vertigine per illustrare un germe che si annida ovunque, ma che proprio nei licei scolastici, in quell’età in cui ogni futuro sembra possibile, stabilisce il suo paradosso smascherando i perimetri del gregge che diventeremo.

«Metti un’età dell’uomo, l’adolescenza, quando cominci a formare un’identità ma hai bisogno di stabilire una rete sociale. Metti la Fantasia, che ti attraversa da sempre e vorresti abitarla come la più intima delle tue stanze. Metti l’ignoranza degli altri, il timore del differente, l’angoscia bovina che non ci sia un ordine preciso sulla Terra. Metti un colore, il rosa, da sempre sinonimo falso di femminilità. Metti lo sconforto, quando sei solo. Metti tutto insieme e il risultato sarà l’Olocausto. Il Teatro è un mezzo potentissimo attraverso cui esaltare il potenziale che c’è nelle differenze tra esseri umani e lo strumento con cui comunicare nuovi modi di osservare la realtà, nel rispetto delle scelte e delle nature dei singoli. Un processo per fare politica, da intendersi come una responsabilità che i cittadini hanno all’interno della polis. Senza impugnare un mitra. Assumersi tale impegno diventa un atto di coraggio che pochi riescono ad avere. I nomi on line e sui giornali si accavallano gli uni sugli altri. Vittime su vittime, come un gioco da dimenticare dopo qualche minuto. Resta il vuoto. Resta l’impassibilità del mondo. Resta lo sforzo di una madre che ha dedicato la vita ad un figlio che decide di abdicare. Resta il chiasso di una musica techno sparata ad alto volume per non sentire il respiro che si spezza ad ogni bisbiglio sussurrato tra i corridoi di una scuola. È tardi! è tardi!, grida il Bianconiglio ad un’Alice che ha paura di crescere. Non c’è più tempo. La Regina di Cuori falcia le teste di chi non corrisponde ad omologazione. Smetterla di dormire, provare a risvegliarsi. L’ignoranza non è mai un’attenuante: siamo tutti colpevoli di omicidio. Non c’è nessun osso di redenzione da rosicchiare. Ecco, allora, che i cuscini esplodono come bombe atomiche per rivelare l’anima pura, indignata, sepolta sotto tonnellate di piume. Ecco che gli innaffiatoi non versano più lacrime ma pozioni che fanno crescere come i fagioli magici delle favole. È tardi, è tardi!, continua a gridare il Bianconiglio, mentre versa impassibile il suo tè. Troppi quelli che decidono di andarsene. Restiamo noi. Le loro vite chiedono scampo. Non viviamo esclusivamente i nostri giorni ma anche quelli di chi ha deciso di farne a meno. Sveglia, è tardi! Quel monito è per chi resta. Ognuno dentro di sé conserva un vuoto a forma di persona. Ogni ora consumata va vissuta in virtù di quell’assenza. Non è più l’ora del tè. La Regina di Cuori va sconfitta crescendo nel valore della differenza. Anche per quei nomi che non potranno più».

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Autore : di ricci/forte

con Anna Gualdo, Giuseppe Sartori, Fabio Gomiero, Liliana Laera, Francesco Scolletta, Simon Waldvogel
drammaturgia ricci/forte
movimenti Marco Angelilli
direzione tecnica Danilo Quattrociocchi
assistente alla regia Ramona Genna
regia Stefano Ricci
una produzione Ricci/Forte realizzata con il sostegno del Teatro di Roma

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