altrobiondo
3-11 luglio 2021
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Bengala a Palermo

Palazzo Belmonte Riso, Palermo >

prima nazionale

di Daniela Morelli

regia Marco Carniti

con (in ordine alfabetico) Stefania Blandeburgo, Mario Incudine, Luigi Tabita, Erika Urban

e con Aurora Cimino, Priyanka Datta, Bandjougou Diawara, Alexsia Edman, Jean-Mathieu Marie, Salvatore Lupo, David Marzi, Giuseppe Provinzano

musiche Mario Incudine

eseguite dal vivo da Mario Incudine, Lavinia Mancusi, Antonio Vasta

scene Marco Carniti con Accademia di Belle Arti di Palermo
coordinamento scene e attrezzeria Valentina Console
coordinamento scultura Giacomo Rizzo
progettazione Chiara Mirabella, Federica Migliaccio
realizzazione scultorea Maria Tindara Azzaro, Emanuele Lisciandrello, Rosalia Miceli,
Clara Nigito, Miriam Taverna
realizzazione pittorica Giuseppe Ciaccio, Paula Carrascal
realizzazione attrezzeria Alessandra Guagliardito, Claudia Saccullo

costumi Ottavio Anania

luci Marco Santoro

video Camilla Iannetti e Federico Savonitto in collaborazione con Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia

aiuti regia Fred Santambrogio, Giuseppe Provinzano

assistente ai costumi Noemi Mazzocchi

direttore di scena Sergio Beghi

coordinatore dei servizi tecnici Giuseppe Baiamonte

macchinisti Giuseppe Macaluso, Fabio Maiorana

elettricista Mario Schillaci

capo reparto fonici Pippo Alterno

fonico Manfredi Di Giovanni

capo sarta Erina Agnello

sarta Caterina Ingrassia

produzione Teatro Biondo Palermo

in collaborazione con Progetto Amunì / Babel

 


In Bengala a Palermo ho voluto raccontare l’internazionalità di questa città. C’è una famiglia di commercianti bengalesi, con tre figli, di cui la minore qui è nata e si sente palermitana quanto bengalese, il figlio frequenta l’università e la figlia maggiore, Deeti, è abile ricamatrice e badante.  C’è un lontano cugino bengalese. C’è l’artista di strada africano, il giovane cunto siciliano, la ragazza palestrata che fa girare la testa a tutti… E c’è donna Bibì, aristocratica siciliana fuggita a quindici anni con l’amore della sua vita, un giovane pescatore, rifiutandosi di sposare un possidente a lei destinato dalla famiglia. Donna Bibì ha trascorso la maggior parte della sua vita in Sud America dove è diventata una donna d’affari. Alle soglie dei cent’anni, e ormai vedova, ritorna a Palermo con il rammarico di non aver avviato attività imprenditoriali nella sua città. Tra Donna Bibì e Deeti nasce un rapporto profondo e sincero.

L’idea di Donna Bibì, devota a Santa Rosalia, si è sviluppata su quel grande “no” che, come diceva Pasolini, solo i Santi, gli Eremiti sanno dire al mondo. Per intrecciare la storia di una famiglia bengalese tradizionale i cui genitori si convincono man mano di quanto sia importante che i figli facciano scelte autonome, ho incontrato persone provenienti dalla vasta area che si affaccia sul golfo del Bengala: Indiani, Bengalesi, Srilankesi e Pakistani. Ho ascoltato le loro storie di viaggio, di sopravvivenza, di convivenza, d’amore, di fatica e di paziente costruzione di un futuro per sé e per i figli. Ho mescolato le loro storie e ne ho elaborato i personaggi. I loro poeti e scrittori mi hanno portato nel leggendario mondo dei lascari, i marinai della Compagnia delle Indie e proprio un lascaro, Jodu, è evocato dai sogni di Donna Bibì. Sono salita al Santuario di Santa Rosalia con i ragazzi del Centro Sperimentale di Cinematografia e con i loro occhi giovani e curiosi ho visto l’acchianata di notte, illuminata da torce e telefonini.

Il regista Marco Carniti ha esaltato la vitalità dell’incontro tra personaggi di diversa provenienza. C’è la strada, il commercio, la famiglia, ma anche la forza di affermare le proprie idee, la gioiosità del saper riconoscere l’amore e l’impegno del voler essere cittadini di Palermo e, insieme, cittadini del mondo. La scenografia pensata dal regista e realizzata dagli Studenti dell’Accademia d’Arte, una culla per Donna Bibì ispirata alla luna di Giacometti, i costumi di Ottaviano Anania ben raccontano sposalizi fra diverse culture. Le musiche di Mario Incudine sono l’energia vitale dello spettacolo trasmessa dal canto dei bravissimi attori.

Guardando le prove di Bengala a Palermo riconosco il sorriso e l’intensità che i miei amici Ara (che ringrazio per avermi aiutato nella traduzione insieme al figlio Hunuf), Khan e la moglie Faiza, Tony, Ramy, Alamin e tutti gli altri… mi hanno regalato.

Grazie Palermo. Grazie al Teatro Biondo, ai tecnici, allo staff di regia e agli organizzatori. E grazie alla direttrice Pamela Villoresi. È un onore poter raccontare questa città e le comunità che la abitano.

Daniela Morelli


 

Bengala a Palermo è la storia di una famiglia bengalese e della sua integrazione nella cultura palermitana. Una storia d’amore tra una giovane bengalese e un ragazzo palermitano. Uno spettacolo su tradizioni e rituali di culture diverse che si confrontano. Un Romeo e Giulietta dei nostri tempi a Palermo, con due “Romei” di nazionalità diverse. La giovane Giulietta bengalese è una donna di oggi, che decide autonomamente il proprio destino: è la libertà di scelta individuale che trionfa. E Palermo è la città che le permetterà di realizzare il suo sogno. Palermo città dell’accoglienza.

Nella nostra compagnia multietnica, composta da attori provenienti da esperienze professionali e di vita molteplici, convivono le diversità al servizio di un teatro della verità.

Bengala a Palermo vuole essere una grande festa, per il Bangladesh e per Palermo. Una festa che unisce la cultura musicale palermitana e quella bengalese, creando un continuum di rituali religiosi, quasi iniziatici e sciamanici, che si incrociano con l’iconografia cristiana.

Gli incontri e le convivenze tra culture differenti creano una società più inclusiva per un futuro migliore.

Soltanto noi siamo responsabili della costruzione del nostro destino e questo oggi ci è chiaro più che mai, ma per costruire il futuro abbiamo bisogno del teatro, della sua componente rituale, evocativa ed educativa. Il teatro ha il potere di farci capire quello che stiamo vivendo oggi, consentendoci di andare sempre più in profondità per arrivare sempre più in alto. Bengala a Palermo è tutto questo.

Marco Carniti


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