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C’era un piano

da un’idea di Olivia Sellerio

testi di Olivia Sellerio e Nino Vetri
regia Gigi Borruso
luci, scene, costumi e video Ferruccio Bigi
canta Olivia Sellerio
con Gigi Borruso, Simona Malato
e con i musicisti Roberto Gervasi, Lino Costa, Paolo Pellegrino, Alessandro Venza
produzione Teatro Biondo Palermo


C’era un piano, un piano militare, quello delle forze di liberazione angloamericane: colpire Palermo, sfinire la popolazione locale, già provata dalla lunga dittatura, scoraggiandola in vista dell’imminente sbarco di luglio. Abbattere sulla città, prima in Italia a sperimentarlo, il martirio dei bombardamenti a tappeto, scegliendo come obbiettivi militari i suoi più importanti monumenti, le sue chiese e i suoi palazzi storici. Un ossimoro perfetto, di quei paradossi di cui solo le guerre sono capaci, che vedono i nemici di ieri diventare benemeriti liberatori. E c’era un piano, un pianoforte, appartenuto a un’insegnante di musica, Maria Vullo, zia di Elvira Giorgianni Sellerio, prozia di Olivia, che da lei lo ha ereditato, e ora lo porta in scena come sopravvissuto a un attacco che ha segnato profondamente la storia di questa città. La sua storia inizia negli anni ’30 del secolo scorso. Abitava in via Archimede, fino al 9 maggio 1943 il vecchio Blüthner. Quel giorno i bombardamenti angloamericani squarciarono la città. La famiglia che lo possedeva, sfollata a Casteldaccia, dopo il raid aereo tornò come ogni volta a verificare le condizioni della propria abitazione. Arrivati davanti al civico, i Vullo tirarono un sospiro di sollievo: la palazzina appariva integra. Varcato il portone, però, si vide che di intatto c’era solo la facciata. L’interno era sventrato, fatta eccezione per un lembo di casa, una stanza da letto e un pezzetto del salotto, una sorta di ballatoio rimasto miracolosamente in piedi. Il pianoforte era lì, perfettamente incolume. Fu portato a Casteldaccia sul carretto del pastificio dei Tomasello, amici di famiglia, insieme ai pochi mobili scampati al crollo, e sistemato nella stalla riadattata a soggiorno in un’ala minore del palazzo Alliata; lì i Vullo e i Giorgianni erano sfollati e Maria Vullo impartiva lezioni a notabili, artigiani e contadini del paese. Nei primi anni ’60 tornò a Palermo nella nuova casa di via Pirandello, dove nei successivi venticinque venne suonato da generazioni di palermitani e dai tanti nipoti e pronipoti. E proprio li, in casa delle zie, all’indirizzo che per qualche tempo fu quello ufficiale della sua casa editrice, Elvira Sellerio riceveva la posta degli inizi, la smistava sulla scrivania di fronte al pianoforte mentre Olivia lo studiava al pomeriggio. Ci piace pensare che quel pianoforte sia sopravvissuto per raccontarci oggi, insieme a filmati e fotografie d’epoca e a una rosa di canzoni memorabili interpretate da Olivia Sellerio, queste pagine della nostra storia, di una famiglia e una città in tempo di guerra. Rassegna Stampa
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