sala strehler
dal 21 aprile al 10 maggio 2020
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Viva la vida

liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Pino Cacucci
progetto, adattamento e regia Gigi Di Luca
con Pamela Villoresi
e con Lavinia Mancusi (Chavela Vargas, musiche di scena)
e Veronica Bottigliero (La Pelona, body painter)
scene Maria Teresa D’Alessio
costumi Roberta Di Capua, Rosario Martone
assistente alla regia Valentina Enea
direttore di scena Sergio Beghi

realizzazione scene Alovisi Attrezzeria
parrucca Rocchetti
in collaborazione con
Accademia di Belle Arti di Napoli: Cattedra di Scenografia – Prof. Luigi Ferrigno
e Cattedra di Costume per lo spettacolo – Prof.ssa Zaira de Vincentiis

coordinatore dei servizi tecnici: Giuseppe Baiamonte | macchinisti: Edoardo Pacera (capo reparto macchinisti), Raimondo Cammarata (vice capo reparto macchinisti), Mario Ignoffo (primo macchinista), Giuseppe Macaluso, Gaetano Presti, Francesco La Manna, Fabio Maiorana | elettricisti: Nino Annaloro (capo reparto elettricisti), Piero Greco (primo elettricista), Raffaele Caruso, Marco Santoro, Mario Schillaci | fonici: Pippo Alterno (capo reparto fonici) Manfredi Di Giovanni, Walter Tumminello | sartoria: Erina Agnello (capo sarta), Caterina Ingrassia | trucco: Gaetano Pusanti | amministratore di compagnia: Andrea Sofia

produzione Teatro Biondo di Palermo


La voce della molteplice natura di una donna capace di afferrare con determinazione la propria sofferenza elevandola a una dimensione poetica. Un urlo di dolore che porta alla lucel’aspetto più propriamente femminile di Frida Kahlo, attraverso simbolismi che richiamano la sua radice multiculturale ed etnica, andando oltre la narrazione biografica e facendo emergere l’anima di Frida donna, messicana, pittrice e rivoluzionaria.

Viva la vida è uno spettacolo innovativo, che racconta una Frida intima e contemporanea. In scena, Pamela Villoresi interpreta il ruolo dell’artista, mentre una body painterle dipinge sul corpo nudo i segni dell’arte di Frida e una cantante interpreta Chavela Vargas.

Animata dal fuoco dell’amore per Diego, per le donne, per l’arte, per le radici della propria terra, per la sua stessa vita, vissuta voracemente nonostante la fragilità della sua condizione fisica, Frida si mette a nudo, ripercorre l’esistenza travagliata, trascorsa in bilico tra vita e morte. Ormai stanca ed annientata dalla sofferenza, si prepara ad affrontare il suo ultimo viaggio, lasciandosi trasportare in un’atmosfera onirica, nella quale proietta immagini e ricordi. È la Pelona, la morte, ad assistere Frida in questo lento abbandono, che la libera dalla gabbia di un corpo deteriorato e le restituisce la vita come opera d’arte, attraverso la creazione del mito. È nella cantante Chavela Vargas, espressione di sensualità e trasgressione, che Frida trova sollievo dal tormento interiore, attraverso momenti di serenità e di intimità. Simbolo della rivoluzione culturale di quel tempo, Chavela canta Frida e per Frida, canta il Messico di quegli anni, in cui ilmovimento culturale femminile ha fatto si che l’arte stessa fosse rivoluzione, dandole un nuovo volto, rivendicando l’appartenenza e l’identità del passato.

Tre donne in scena, per un canto alla vita, un urlo di amore e di libertà.

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