teatro_montevergini
dal 2 al 4 maggio 2020
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Swayambhu

coreografie e interpretazione Shantala Shivalingappa

Swayambhu (suaya-mbu), “Colui che si manifesta spontaneamente” o “Chi si origina da sé”,
è un termine sanscrito usato per designare una pietra o una roccia che presenta, in modo naturale, le sembianze della divinità, come ad esempio Ganesh, il Dio dalla testa d’elefante, o Shiva, il Dio della danza. In modo più sottile, Swayambhu designa l’esperienza spontanea e improvvisa di una presa di coscienza della realtà, un momento di grande lucidità, dove si rileva la natura essenziale del reale: un campo infinito di unità, fluidità, energia.

Il danzatore diventa un artigiano-alchimista, superando quelli che sono i suoi strumenti canonici: movimenti, gesti, ritmica, dinamica, espressioni del viso, musica, melodia, parole, uso dello spazio, luci, colori, estetica, intenzionalità, stato mentale. Ognuno di questi elementi è reso più acuto, osservato, soppesato e poi maneggiato con cura, amore, delicatezza. Grazie a una magica alchimia, per un istante cade il velo dell’illusione, Maya in sanscrito, ed affiora l’infinito.

Apprezzata interprete di kuchipudi, danza indiana classica, nervosa e raffinata nei suoi cambi di ritmo, Shantala riesce a creare spettacoli originali, facendo dialogare tradizione e modernità. Nella sua danza nei quali si intravedono le molteplici influenze di cui è intessuto il proprio percorso artistico: da Maurice Béjart a Bartabas, da Peter Brook a Pina Bausch. Formatasi presso il maestro del genere Vempati, Chinna Satyam, che ha permesso la rinascita del kuchipudi in India, Shantala ha elaborato uno stile personale, che esalta il gioco dei contrasti attraverso una danza rapida e sospesa, terrena e aerea, simmetrica e asimmetrica.

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