sala grande
marzo 2021
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La pazza di Chaillot

di Jean Giraudoux

adattamento Letizia Russo

con Manuela Mandracchia, Giovanni Crippa

e con Filippo Borghi, Romina Colbasso, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos, Jacopo Morra

regia Franco Però

scene Domenico Franchi

costumi Andrea Viotti

musiche Antonio Di Pofi

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia / Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale


Jean Giraudoux è stato un drammaturgo, romanziere, diplomatico, nelle cui opere, grazie a una intelligenza di stampo illuminista, ha affrontato, rileggendoli con ironia e profondità, temi politici e personaggi mitici. Con l’amicizia che lo legava a Louis Jouvet – col quale ha costruito nel tempo un vero sodalizio artistico – ha creato alcune tra le più belle opere teatrali francesi degli anni ’30 del Novecento.

Nel 1943, durante l’occupazione tedesca, scrive – quasi a premonizione dei tempi a venire – questa folle, ecologica, politica, poetica ed ingenua commedia fantastica, La folle de Chaillot. La protagonista, che sembra vivere fuori dal mondo, ma è amata da tutte le persone umili del suo quartiere, viene a sapere che un gruppo di affaristi (industriali, finanzieri, avventurieri), avendo scoperto che sotto Parigi vi sono immensi giacimenti di petrolio, vogliono distruggere la città per impadronirsene. E allora che cosa decide di fare? Semplice: convoca altre amiche che, al pari di lei, vivono tra normalità e follia, e con queste, e con l’aiuto dei personaggi poetici ad esse vicini, decidono di ucciderli.

«In questo lavoro – spiega il regista Franco Però – c’è tanta consapevolezza della direzione che avrebbero preso le nostre società con disinvolto cinismo. Una fiaba ironica e sarcastica, condotta con una scrittura di grande leggerezza, seppur talvolta la ridondanza letteraria, accettabilissima all’epoca, si sente: ed è per questo che ho chiesto la collaborazione di Letizia Russo, alla quale ho dato una specie di carta bianca per permetterle di lavorare sulla commedia mantenendone il ritmo, l’ironia, il sarcasmo e sfrondandola di quel di sovrappiù legato al momento in cui Giraudoux l’aveva creata».

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