sala strehler
dal 3 al 14 novembre 2021
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Il delirio del particolare

di Vitaliano Trevisan

regia Giorgio Sangati

con Maria Paiato

e con Carlo Valli e Alessandro Mor

scene Alberto Nonnato

costumi Gianluca Sbicca

musiche Michele Rabbia

luci Cesare Agoni

produzione Teatro Biondo Palermo / CTB – Centro Teatrale Bresciano


Nel novembre del 1978 a Sendai, in Giappone, muore cadendo da una scala Carlo Scarpa, uno dei più grandi architetti del ’900, che ha lascito un segno profondo anche a Palermo con il suo straordinario allestimento di Palazzo Abatellis. A distanza di qualche decennio, l’anziana vedova di un ricco imprenditore torna, accompagnata da un badante, nella sua villa su un lago progettata proprio da Scarpa.

All’interno della proprietà che ospita l’edificio, sorgente ambigua di ammirazione e inquietudine per la vecchia signora, si trova addirittura un intero cimitero dove è sepolto, per sua volontà, l’illustre architetto che lo progettò. La donna non mette piede nella casa da anni, e da anni è tramontato anche il mondo economico e culturale di cui è stata protagonista insieme al marito: la produzione di elettrodomestici di design, i salotti mondani con i maggiori esponenti dell’arte, della letteratura e della musica di quei tempi. Tutto finito, e forse, come la fabbrica, anche la villa sarà venduta.

Nella vasta casa, in una sorta di ipnotico flusso di coscienza, la signora ripercorre la propria vita: il passato di attrice teatrale, l’abbandono della carriera per sposare il ruolo di moglie e poi di madre e il rapporto strettissimo, quasi morboso, con il grande architetto. Nel tempo sospeso di questo soggiorno, la vedova incontra anche un professore di storia dell’architettura che sta scrivendo un saggio su Scarpa.

Nel serrato alternarsi di soliloqui, silenzi e dialoghi tra i due personaggi, emerge sempre più nitido e al tempo stesso indecifrabile il ritratto di un uomo eccentrico e geniale, ossessionato dal dettaglio e dal controllo, un regista capace di giocare con lo spazio e con il tempo, di sfidare, attraverso la creazione, il mistero della morte.

Vitaliano Trevisan firma un testo metafisico, dove il racconto del magistero di Scarpa diviene un meraviglioso pretesto per svolgere una malinconica, struggente riflessione sull’arte e sulla fine.

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