sala grande
dal 6 al 15 dicembre 2019
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I giganti della montagna

di Luigi Pirandello

regia Gabriele Lavia
con Gabriele Lavia
e Federica Di Martino, Clemente Pernarella, Giovanna Guida, Mauro Mandolini, Lorenzo Terenzi, Gianni De Lellis, Federico Le Pera, Luca Massaro, Nellina Laganà, Ludovica Apollonj Ghetti, Michele Demaria, Daniele Biagini, Marika Pugliatti, Beatrice Ceccherini, Luca Pedron, Laura Pinato, Francesco Grossi, Davide Diamanti, Debora Iannotta, Sara Pallini, Roberta Catanese, Eleonora Tiberia
scene Alessandro Camera
costumi Andrea Viotti
musiche Antonio Di Pofi
luci Michelangelo Vitullo
maschere Elena Bianchini
coreografie Adriana Borriello
regista assistente Francesco Sala
produzione Fondazione Teatro della Toscana
in coproduzione con Teatro Stabile di Torino / Teatro Biondo di Palermo
con il contributo della Regione Sicilia
e con il sostegno di ATCL Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio / Comune di Montalto di Castro e Comune di Viterbo


I giganti della montagna è l’ultimo dei miti, testamento artistico, di Luigi Pirandello. Quest’opera costituisce il punto più alto e la sintesi di tutta la poetica pirandelliana. I giganti è un testo incompiuto. Magnificamente incompiuto. E non sapremo mai se questa “incompiutezza” sia dovuta all’impossibilità di finire l’opera o a una precisa intenzione dell’autore. Sappiamo che Pirandello morì la notte prima di scrivere l’ultimo atto, di cui aveva raccontato la “scaletta” al figlio, che fedelmente ne riportò, a memoria, il contenuto. Ma nessuno può essere certo che Pirandello avrebbe poi scritto il terzo atto come lo raccontò al figlio. Nel testo si riannodano tutti i temi e i motivi speculativi, drammaturgici, estetici, che sono connaturati al mondo dell’autore. Il clima che si offre allo spettatore è quello di una straordinaria, espressiva, ineffabile bellezza.

I giganti, mito dell’arte, è senza alcun dubbio il capolavoro di Pirandello. Capolavoro, forse, perché mai concluso. E, per questo, diventa un’opera aperta con un registro inventivo mai così fantastico. È come se il teatro del grande agrigentino fosse miracolosamente investito da un soffio di fantasia poetica che raggiunge l’altezza e la trasparenza dello sguardo di un “bambino”. Pirandello conclude così, con l’incanto di queste ultime pagine, il suo destino di fondatore del teatro moderno.

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    6
    ven
    turno PRIME ore 21:00
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    sab
    turno S1 ore 21:00
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    dom
    turno D1 ore 17:30
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    turno Ser.M ore 21:00
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    turno Pom.G ore 17:30
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    turno V2 ore 17:30
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    turno S2 ore 19:00
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    turno D2 ore 17:30
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