sala grande
dal 24 al 29 gennaio 2023
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Cyrano

di Edmond Rostand
ad
attamento e regia Arturo Cirillo
con (in ordine alfabetico) Arturo Cirillo, Rosario Giglio, Francesco Petruzzelli, Valentina Picello, Giulia Trippetta, Giacomo Vigentini
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Paolo Manti
musica originale e rielaborazioni Federico Odling
costumista collaboratrice Nika Campisi
assistente alla regia Mario Scandale
assistente alle scene Eleonora Ticca
produzione Marche Teatro / Teatro di Napoli – Teatro Nazionale / Teatro Nazionale di Genova / Emilia Romagna Teatro Fondazione – Teatro Nazionale

durata 1 ora e 45 minuti senza intervallo


Nasce da un ricordo d’infanzia di Arturo Cirillo, un musical visto a Napoli nell’allora esistente Teatro Politeama, la prima idea per questo spettacolo, che si ispira alla celebre storia dello spadaccino-poeta narrata da Rostand e a sua volta ispirata a un personaggio storicamente vissuto coevo di Molière.

«Riandare con la memoria a quella esperienza di giovane spettatore – spiega Cirillo – vuol dire per me risentire forte come allora l’attrazione per il teatro, la commozione per una storia d’amore impossibile e quindi fallimentare, ma non per questo meno presente, grazie proprio alla finzione della scena. Lo spettacolo che porto in scena non è ovviamente la riproposizione di quel musical (con le musiche di Domenico Modugno) ma una rivisitazione della vicenda di Cyrano di Bergerac che accentua più il lato poetico e visionario e meno quello di uomo di spada ed eroe della retorica, con alcune rielaborazioni di quelle musiche, ma anche di altre, da Èdith Piaf a Fiorenzo Carpi. Un teatro-canzone, o un modo per raccontare comunque la famosa e triste vicenda d’amore tra Cyrano, Rossana e Cristiano attraverso non solo le parole ma anche le note, che a volte fanno ancora di più smuovere i cuori. Ciò mi riporta a quella vocazione teatrale che è nata anche grazie al dramma musicale di un uomo che si considerava brutto e non degno d’essere amato. Un uomo, o un personaggio, in fondo salvato dal teatro, ora che lo stesso teatro ha più che mai bisogno di essere salvato».

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