Anna dei pianoforti è un’audace mise en scène di cinque testi di Alberto Savinio: un insieme di scritti eterogenei che, seppur non originariamente destinati alla scena, sono stati accuratamente selezionati in base a un filo conduttore unitario: la presenza della musica. Dotato di una personalità artistica poliedrica e complessa, Savinio fu al tempo stesso scrittore, musicista, pittore, scenografo e regista. Eclettico non per indecisione, ma per una profonda vocazione al molteplice alimentata da un’assidua frequentazione delle avanguardie parigine dei primi decenni del XX secolo, il suo interesse per la musica non fu episodico né dilettantesco: avendo ricevuto una compiuta formazione specialistica al Conservatorio di Atene, sua città natale, egli si dedicò con una certa assiduità alla composizione musicale, manifestando un’accesa insofferenza nei confronti di ogni forma di accademismo.
Il contesto scenico della rappresentazione è spoglio, essenziale. Mentre sul fondale del palcoscenico troneggia la riproduzione di un enigmatico dipinto di Savinio, Fleurs étranges, che accompagna imperturbabile l’intera mise en scène, due soli protagonisti si fronteggiano sulla scena: il pianista Antonio Sardi de Letto e Anna Proclemer, la quale dà voce, anima e corpo alle parole di Savinio. L’idea che i racconti di Savinio possano “sollecitare” una versione musicale è tutt’altro che estranea alla poetica dell’autore: gran parte delle sue opere teatrali e radiofoniche, così come gli oratori, le tragedie mimiche e i balletti, sono infatti basati su racconti o canovacci testuali di sua invenzione.
Per realizzare questo progetto Cesare Scarton e Mauro Tosti-Croce hanno pensato di ricorrere ai suoni del Savinio compositore andando a reperire alcune musiche inedite nell’archivio dell’artista, conservato al Gabinetto Vieusseux di Firenze. La ricerca ha condotto alla selezione di una serie di frammenti musicali che affiorano qua e là durante la recitazione del testo: non un flusso musicale ininterrotto, ma brevi interventi caratterizzati da materiali sonori di natura astratta, non tematici e non tonali, che punteggiano la narrazione in modo rapsodico e imprevedibile. Piuttosto che assumere una funzione descrittiva nei confronti del testo, la musica amplifica il carattere di surreale “magismo” della narrazione, relazionandosi ad essa in modo provocatorio, sfuggente e discontinuo.
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