Un altro testo pirandelliano scelto da Gullotta, che già con L’uomo, la bestia e la virtù aveva ottenuto un grande successo di critica e di pubblico. Portata per la prima volta in scena nel 1917 da Ruggero Ruggeri con la sua compagnia nel teatro Carignano di Torino, Il piacere dell’onestà, il cui disegno drammaturgico è tratto dalla novella Tirocinio, racconta di Angelo Baldovino, uomo fallito e di dubbia moralità, che accetta, solo per il piacere dell’onestà, di sposare Agata, ragazza di buona famiglia che aspetta un bambino da un uomo maritato, il rispettabile marchese Fabio Colli.
Nella visione pirandelliana, il nostro protagonista, nell’indossare il costume dell’Onesto, adotta il colore del diverso, in una fauna di anime mostruose, mentre la condotta morale del Baldovino diventa da questo momento inattaccabile e questi si chiude dentro la propria onestà sfidando convenzioni sociali ed egoismi personali.
Il suo arrivo in questa famiglia, composta da bei involucri senza contenuto, è stridente fin dalla prima scena. Una casa dove l’apparire conta molto più dell’essere, non a caso le sue pareti vivono della trasparenza atta a mostrarsi come si pensa che gli altri desiderano. Una società immutata nei tempi, da quelli passati a quelli odierni, che ha paura della diversità, perché essere onesti significa essere diversi, e che fa del tutto per annichilire l’elemento considerato spurio con tutti i mezzi, anche quelli più perversi.
Pirandello dimostra come l’essere e l’apparire siano in realtà categorie senza alcun valore, frutto unicamente delle convenzioni e del conformismo della società. Come nel precedente lavoro del maestro agrigentino affrontato con Gullotta, L’Uomo, la Bestia e la Virtù, l’uso ideale della maschera per far fronte alle perbenistiche convenzioni di una società, si ripropone con forza.
Tutta la vicenda, letta oggi con occhi rapportati alla realtà in cui mi muovo, mi induce a rappresentarla come una gran bella favola, dove il “cattivo” prende su di sé l’immagine del buono e le anime dei così detti “perbene” assumono l’espressione della bestialità.
Fabio Grossi
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