| Il birraio di Preston* |
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dal romanzo di Andrea Camilleri
riduzione e adattamento teatrale Andrea Camilleri - Giuseppe Dipasquale
regia Giuseppe Dipasquale
scene Antonio Fiorentino
costumi Gemma Spina
musiche Massimiliano Pace
luci Franco Buzzanca
con Pino Micol, Giulio Brogi, Mariella Lo Giudice, Gian Paolo Poddighe,
Ester Anzalone, Cosimo Coltraro, Fulvio D’Angelo, Massimo Leggio,
Leonardo Marino, Margherita Mignemi, Rosario Minardi,
Stefania Nicolosi, Giampaolo Romania, Sergio Seminara
produzione Teatro Stabile di Catania
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CALENDARIO DELLE RAPPRESENTAZIONI - TEATRO BIONDO
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Mar.
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9 Febbraio 2010
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21:00 |
T. Prime
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Mer.
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10 Febbraio 2010
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17:00 |
T. Spec. a 12
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Giov.
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11 Febbraio 2010
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17:00 |
T. Prom. Pom. A
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Ven.
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12 Febbraio 2010
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21:00 |
T. Repl. Bis
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Sab.
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13 Febbraio 2010
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21:00 |
T. Repliche
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Dom.
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14 Febbraio 2010
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17:00 |
T. 1° Dom
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Mar.
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16 Febbraio 2010
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17:00 |
T. 1° Teatro Scuola
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Mer.
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17 Febbraio 2010
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17:00 |
T. Prom. Pom. B
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Giov.
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18 Febbraio 2010
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17:00 |
T. 2° T. Scuola
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Ven.
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19 Febbraio 2010
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21:00 |
T. Prom. Serale
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Sab.
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20 Febbraio 2010
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21:00 |
T. Cral
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Dom.
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21 Febbraio 2010
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17:00 |
T. 2° Dom
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| DETTAGLIO SPETTACOLO |
Con Il birraio di Preston lo Stabile di Catania riprende e rinnova, dieci anni dopo, un allestimento di grande successo. Come ne La concessione del telefono, Camilleri parte da una vicenda storicamente documentata, che reinventa e rinvigorisce con la sua fantasia affabulatoria e la sua sperimentazione linguistica.
La storia è ambientata nella seconda metà dell’Ottocento in un piccolo paese siciliano, che nella topografia camilleriana è il solito Vigàta, ma quasi un secolo e mezzo prima dell’avvento di Montalbano. Nel comune sorge la necessità di inaugurare il nuovo teatro civico “Re d’Italia”. Il prefetto di Montelusa, paese distante qualche chilometro, ma odiato dagli abitanti di Vigata perché più importante e sede della Prefettura, s’intestardisce di aprire la stagione lirica con Il birraio di Preston, melodramma di Ricci di scarso valore.
In realtà nessuno vuole la rappresentazione di quell’opera. Ma il Prefetto obbliga addirittura a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’Arte, al Sublime. Si arriva quasi a una guerra civile tra le due fazioni.
Osserva il regista Giuseppe Dipasquale: «Come ormai sembra essere chiaro nello stile di Camilleri, il racconto parte da un fatto che vuole essere di per sé stupefacente, affabulatorio, misterioso e incantatore. Proprio come il “c’era una volta” dei bambini. E di un bambino si tratta: l’occhio innocente di un bimbo, per purezza nei confronti del mondo, per incontaminazione, per il suo essere “fanciullino” è il motore dell’azione. Ad esso è destinata, in apertura del romanzo, la scoperta dell’unica grande tragedia che incombe su Vigàta; le altre saranno come delle ipotragedie in questa contenute e da questa conseguenti. Ossia lo spaventoso incendio che nell’originale struttura narrativa costituisce l’inizio e al tempo stesso la conclusione del racconto».
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