
Marionette, che passione! – rappresentato per la prima volta a Milano nel 1918 – segna il momento di trapasso dalla piccola commedia borghese alla grande stagione rivoluzionaria del teatro italiano, sia nella forma che nel linguaggio drammaturgico. È certamente la testimonianza più evidente di quella crisi di identità che attraversa l’uomo del primo Novecento, trasformato in marionetta sia nei comportamenti sociali che in quelli affettivi.
La commedia ebbe un immediato successo, non solo in Italia ma anche in Francia e in Germania, permettendo a Rosso di San Secondo di diventare, insieme a Pirandello, l’autore più rappresentato in Europa. Sono evidenti gli influssi del Futurismo oltre che di quell’espressionismo esistenziale che caratterizzerà gran parte della sua produzione.
In Marionette i personaggi sono testimoni di un mondo in disfacimento, dove le vicende degli uomini non trovano alcuna giustificazione essendosi trasformate in interrogativi angosciosi; sono oramai assunti a simbolo di una società allo sfascio, ridotti ad un adisperazione che li ha riuniti e di nuovo divisi in un mondo senza speranza.
La trama di Marionette è quanto mai stilizzata: nella sala d’un ufficio postale tre personaggi, caratterizzati da un attributo di vestiario (il Signore vestito a lutto, il Signore dall’abito grigio, la Signora dalla volpe azzurra), in un uggioso pomeriggio domenicale, tentando invano di stendere il testo di un telegramma, giungono a confidarsi la loro angoscia.
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